Cosa succede quando arrivano nuovi bambini?
Settembre porta con sé nuovi inizi: nuovi orari, nuovi insegnanti, qualche nuovo compagno e, per alcuni bambini, un gruppo completamente nuovo.
Ed è proprio in questo momento che, come insegnanti, ci sentiamo rivolgere due domande apparentemente opposte.
“Mio figlio è nuovo e gli altri fanno inglese già da anni. Riuscirà a stare al passo?”
Oppure:
“Mio figlio frequenta da anni. Se nel gruppo entrano bambini nuovi, dovrà rallentare o ricominciare cose che sa già?”
Sono entrambe preoccupazioni comprensibili.
La risposta sta nel modo in cui costruiamo i gruppi e, soprattutto, nel modo in cui lavoriamo in classe.
“Ma gli altri fanno inglese da anni…”
È probabilmente la preoccupazione più frequente di chi arriva per la prima volta.
Alcuni dei nostri allievi frequentano Helen Doron da moltissimo tempo e sono abituati ad ascoltare e utilizzare l’inglese con grande naturalezza.
Un bambino nuovo potrebbe quindi entrare in classe e vedere un compagno rispondere immediatamente o utilizzare spontaneamente un’espressione inglese.
Questo non significa necessariamente che sia stato inserito nel gruppo sbagliato.
Spesso ciò che vediamo è soprattutto una diversa familiarità con la lingua.
Chi ascolta inglese quotidianamente da anni riconosce velocemente suoni, istruzioni ed espressioni. Il nuovo arrivato deve inizialmente prendere confidenza con questo ambiente linguistico.
E gli diamo il tempo per farlo.
Non tutti devono rispondere nello stesso modo
Una delle grandi possibilità offerte dai nostri piccoli gruppi, con un massimo di 8 allievi, è proprio quella di poter osservare molto da vicino come partecipa ciascun bambino.
Durante una stessa attività l’insegnante può rivolgere domande diverse, offrire un aiuto maggiore a chi ne ha bisogno oppure chiedere una risposta linguisticamente più ricca a chi possiede già maggiore sicurezza.
Un bambino può inizialmente dimostrare di aver compreso indicando un’immagine.
Un altro può rispondere con una parola.
Un altro ancora può formulare una frase completa, aggiungere un’informazione o spiegare il proprio pensiero.
L’attività è la stessa. L’obiettivo individuale può essere diverso.
I compagni più esperti possono diventare una risorsa
C’è poi un aspetto molto importante dell’apprendimento in gruppo: i bambini non ascoltano soltanto l’insegnante.
Si ascoltano anche tra loro.
Per un nuovo allievo, trovarsi accanto a bambini che comprendono e utilizzano l’inglese con naturalezza significa avere molti modelli linguistici a disposizione.
Espressioni che inizialmente sembrano nuove vengono ascoltate dall’insegnante, nelle canzoni e nelle storie, ma anche nelle risposte dei compagni.
Naturalmente esiste un limite: la differenza non deve essere tale da impedire al nuovo bambino di partecipare o da farlo sentire costantemente inadeguato.
È proprio per questo che valutiamo con attenzione ogni nuovo inserimento.
“E mio figlio che frequenta da anni?”
Qui arriviamo alla domanda opposta.
Se entra un bambino nuovo, gli altri dovranno aspettarlo?
No.
L’arrivo di un nuovo compagno non significa che il gruppo ricominci il proprio percorso dall’inizio.
Il programma continua e continuano gli obiettivi linguistici previsti per quel corso.
È l’insegnante a modulare il livello di richiesta.
Se lavoriamo, per esempio, su una determinata struttura grammaticale, il bambino nuovo può iniziare a riconoscerla e utilizzarla in una forma semplice. Chi la conosce già può essere stimolato a utilizzarla in una frase più complessa, in una conversazione o in un’attività che richiede maggiore autonomia.
Stesso argomento non significa necessariamente stesso livello di difficoltà.
“Ma questa parola la sa già!”
Ed è possibile che sia proprio così.
Nell’apprendimento linguistico, però, incontrare nuovamente una parola o una struttura non significa tornare indietro.
Conoscere una lingua significa attraversare diversi passaggi:
la sento → la riconosco → la comprendo → riesco a utilizzarla → la utilizzo spontaneamente.
Tra il riconoscere una struttura e utilizzarla automaticamente mentre si parla c’è una differenza enorme.
Per questo il metodo Helen Doron prevede un’esposizione ripetuta e ciclica alla lingua.
Non cerchiamo semplicemente di accumulare sempre nuove liste di vocaboli. Vogliamo che ciò che i bambini imparano diventi progressivamente lingua realmente disponibile e utilizzabile.
Ed è qui che entra in gioco l’ascolto quotidiano
Una parte importante di questo processo avviene anche fuori dall’aula.
Alle famiglie chiediamo di mantenere l’ascolto quotidiano a casa attraverso Helen Doron Stream.
Non è un compito da studiare e non chiediamo ai bambini di memorizzare liste di parole.
L’ascolto frequente permette di ritrovare fuori dalla lezione le canzoni, le storie, le espressioni e le strutture incontrate durante il corso.
Per un bambino appena arrivato può essere uno strumento preziosissimo per acquisire rapidamente familiarità con suoni e linguaggio del nuovo corso.
Per chi frequenta da tempo continua invece a consolidare pronuncia, ritmo, comprensione e automatismi linguistici.
La continuità dell’ascolto è uno degli elementi che permette alla lingua di diventare sempre più naturale.
Le prime settimane servono anche a costruire il nuovo gruppo
All’inizio dell’anno osserviamo molto.
Un bambino nuovo può sorprenderci per la velocità con cui entra nelle dinamiche del gruppo. Un altro può comprendere quasi tutto ma avere bisogno di qualche settimana prima di sentirsi abbastanza sicuro da parlare.
Un allievo che frequenta da anni può avere ottime competenze linguistiche ma essere più timido di un nuovo compagno.
Per questo non giudichiamo l’equilibrio di un gruppo sulla base di una singola lezione.
Settembre è anche un periodo di assestamento: i bambini devono conoscersi, l’insegnante deve osservare le nuove dinamiche e il gruppo deve trovare il proprio equilibrio.
Ed è uno dei motivi per cui, soprattutto nelle prime settimane, osserviamo con attenzione ogni nuovo inserimento.
Piccoli gruppi, percorsi lunghi, bambini diversi
In Helen Doron English lavoriamo con gruppi di massimo 8 allievi proprio perché vogliamo conoscere bene i bambini che abbiamo davanti.
Alcuni iniziano con noi molto piccoli e proseguono per molti anni.
Altri arrivano più avanti.
Alcuni hanno già studiato inglese altrove, altri incontrano per la prima volta una seconda lingua.
Il nostro obiettivo non è rendere tutti uguali.
È fare in modo che ciascun bambino trovi nel proprio gruppo abbastanza sicurezza per partecipare e abbastanza stimolo per continuare a crescere.
Il nuovo arrivato deve poter pensare:
“Posso farcela.”
Chi frequenta da anni deve continuare a pensare:
“Sto imparando qualcosa di nuovo.”
Quando riusciamo a ottenere entrambe le cose, le differenze all’interno del gruppo non sono un ostacolo.
Possono diventare una delle sue risorse.
Perché un buon gruppo non è necessariamente quello in cui tutti partono dallo stesso punto.
È quello in cui tutti possono continuare ad andare avanti.